Pubblico un articolo di Giuseppe Sarcina tratto da Corriere.it per ricordare a quanti s’infarinano la bocca con la pomposa espressione: “eh, ma in Germania, in Spagna e in Francia…eh, ma in Olanda” che non sempre è oro quel che luccica e che poi, andando a scoperchiare le pentole, ci si scotta.
L’inchiesta – Banchieri onnipresenti, finanzieri, industriali, ex capi di governo al vertice delle maggiori aziende. E’ l’«interlocking directorship»
Politica e affari, i re degli incarichi
Da Schröder a Dehaene, tutti i protagonisti del cumulo di poltrone La concentrazione di potere è un segno distintivo dell’Europa di oggi
Cumulo di incarichi, reti trasversali, conflitti di interesse non sono solo una specialità italiana. In Europa la concentrazione di poltrone strategiche nelle mani di poche persone sta diventando un segno distintivo della struttura politico- economica. È il risultato delle partecipazioni incrociate tra le aziende, ma anche del cosiddetto «interlocking directorship». Un modo per stabilire relazioni amichevoli, se non veri e propri cartelli tra imprese.
Punto di partenza è la Germania, dove il rapporto tra grandi banche e industria resta l’architrave del sistema.
Non a caso, dunque, al presidente di Deutsche Bank, Josef Ackermann fa capo una fitta rete di posti negli organi di sorveglianza di altre società, da Siemens a Royal Dutch Shell. La figura del banchiere onnipresente si ritrova anche in Spagna, dove Isidre Fainé Casas , presidente della finanziaria Criteria Caixa Corporation di Barcellona, partecipa ai consigli di amministrazione di Abertis (costruzioni), Telefónica (di cui è vice presidente) e Repsol (gas e petrolio).
I leader aziendali costituiscono gli altri passaggi obbligati nella rete di relazioni. Due esempi, ancora dalla Germania. Manfred Schneider , presidente del gruppo chimico Bayer, guida o fa parte del comitato di sorveglianza («supervisory board») di Linde (energia), Rwe (gas ed elettricità), Daimler (veicoli) e Tui (viaggi e turismo).
Gerhard Cromme presiede contemporaneamente il comitato di sorveglianza di Siemens (dove ritrova Ackermann)e di ThyssenKrupp (siderurgia). Ancora più fitto l’intreccio francese.
Jean-Louis Beffa , presidente del gruppo chimico Saint-Gobain siede, tra l’altro, nel board di Bnp Paribas. E, viceversa, Michel Pébereau , numero uno della stessa banca, fa parte del consiglio di Saint- Gobain (oltre che di Axa e Total).
Amaury de Sèze , presidente di Carrefour, partecipa agli organi di gestione di altre nove società, da Dassault (industria aeronautica) alla canadese Power Corporation (servizi finanziari). Tanto che il settimanale «Le Nouvel Observateur » lo ha collocato al vertice di una speciale classifica dei «manager accumulatori» («le cumulards » ) .
Seguono Louis Schweitzer , presidente del Consiglio di sorveglianza del quotidiano «Le Monde » (da Bnp Paribas a Veolia) e via via gli altri, tra cui merita la segnalazione Jean-Cyril Spinetta , presidente di Air France-Klm (partner di Alitalia), presente in Alcatel (telecomunicazioni), Gdf-Suez (energia), le Poste francesi e Saint-Gobain.
Anche nella «libera» Olanda contano molto network e alleanze. Qui il prototipo del collezionista di caselle strategiche oggi sembra essere l’americana Nancy McKinstry , alla guida di Wolster Kluver, società editrice specializzata nella sanità. Nella lista di McKinstry figurano presenze nei Cda di Ericsson (telecomunicazioni) e di MortgageIt (finanziaria controllata da Deutsche Bank). Un’altra manager americana opera più o meno nello stesso modo, ma nel Regno Unito. Si chiama Cynthia Carroll , amministratore delegato della società anglo-americana Plc (platino e altri metalli). Per la rivista «Forbes» è la quarta donna più potente del mondo, con un lungo elenco di posizioni, tra cui la presidenza del comitato di manager anglo-americani. C’è poi l’incrocio con la politica. Il caso di scuola è quello dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder,
chiamato da Vladimir Putin a guidare Nord Stream, il gasdotto progettato da Gazprom. È curioso notare come l’avversario sul mercato dell’ex cancelliere sarà Joschka Fischer , all’epoca suo ministro degli Esteri e oggi consulente del Nabucco, il tracciato rivale di Nord Stream. Anche l’ex premier spagnolo José Aznar si è riproposto nei territori dell’economia e dell’impresa. È consulente del Fondo europeo di investimenti Centaurus Capital. Inoltre Rupert Murdoch lo ha voluto nel Consiglio di amministrazione della sua News Corporation.
Ma è interessante osservare anche il livello intermedio. Sempre in Spagna Manuel Pizarro ha compiuto un percorso inverso, accumulando prima una serie di poltrone nel mondo della finanza (presidente della Borsa di Madrid, poi di Ibercaja e infine di Endesa) per approdare, nel 2008, al Partito popolare, abbandonando tutti gli incarichi, compreso il posto da consigliere in Telefónica. Insomma prima la politica, poi l’economia. Uno schema che vale anche in Olanda, dove il premier Jan Balkenende ha scelto il suo ex ministro delle Finanze, Gerrit Zalm come vice-presidente della banca Abn-Amro, appena nazionalizzata. Nel vicino Belgio, l’ex commissario europeo Étienne Davignon rappresenta, invece, una delle fusioni più evidenti (e per certi versi inquietanti) tra potere politico ed economico. Si va dalla presidenza di Sn Brussels Airlines a quella del Bilderberg Group, un «gruppo di riflessione» tra potenti a livello mondiale. Anche Jean-Luc Dehaene , già primo ministro belga, è stato catapultato, tra l’altro, alla presidenza delle assicurazioni Dexia.
Più difficile da classificare, invece, la posizione di Alan Sugar . Ha fondato Amstrad nel 1968 (rivendendola nel 2007) ed è stato presidente del Tottenham, una delle squadre di calcio di Londra, fino a diventare il popolare protagonista di un reality show («The Apprentice », l’apprendista) trasmesso dal 2005 al 2009 dalla Bbc. Nel giugno del 2009 il premier laburista Gordon Brown lo ha «assunto», tra le polemiche, come «consigliere per l’imprenditoria».
Anche per lui vale il principio «ubiquità al potere».
Giuseppe Sarcina

Pubblicato da Andrea Sferrella 











