Eh, ma in Germania e in Francia…eh, ma in Olanda

15 Novembre 2009

 

poltrone

 

Pubblico un articolo di Giuseppe Sarcina tratto da Corriere.it per ricordare a quanti s’infarinano la bocca con la pomposa espressione: “eh, ma in Germania, in Spagna e in Francia…eh, ma in Olanda” che non sempre è oro quel che luccica e che poi, andando a scoperchiare le pentole, ci si scotta.  

 

L’inchiesta – Banchieri onnipresenti, finanzieri, industriali, ex capi di governo al vertice delle maggiori aziende. E’ l’«interlocking directorship»

Politica e affari, i re degli incarichi

Da Schröder a Dehaene, tutti i protagonisti del cumulo di poltrone La concentrazione di potere è un segno distintivo dell’Europa di oggi

Cumulo di incarichi, reti tra­sversali, conflitti di interesse non sono solo una specialità italiana. In Europa la concentrazione di pol­trone strategiche nelle mani di po­che persone sta diventando un se­gno distintivo della struttura poli­tico- economica. È il risultato delle partecipazioni incrociate tra le aziende, ma anche del cosiddetto «interlocking directorship». Un modo per stabilire relazioni ami­chevoli, se non veri e propri cartel­li tra imprese.

Punto di partenza è la Germa­nia, dove il rapporto tra grandi banche e industria resta l’architra­ve del sistema.

Non a caso, dunque, al presiden­te di Deutsche Bank, Josef Acker­mann fa capo una fitta rete di po­sti negli organi di sorveglianza di altre società, da Siemens a Royal Dutch Shell. La figura del banchie­re onnipresente si ritrova anche in Spagna, dove Isidre Fainé Ca­sas , presidente della finanziaria Criteria Caixa Corporation di Bar­cellona, partecipa ai consigli di amministrazione di Abertis (co­struzioni), Telefónica (di cui è vi­ce presidente) e Repsol (gas e pe­trolio).

I leader aziendali costituiscono gli altri passaggi obbligati nella re­te di relazioni. Due esempi, anco­ra dalla Germania. Manfred Sch­neider , presidente del gruppo chi­mico Bayer, guida o fa parte del co­mitato di sorveglianza («supervi­sory board») di Linde (energia), Rwe (gas ed elettricità), Daimler (veicoli) e Tui (viaggi e turismo).

Gerhard Cromme presiede con­temporaneamente il comitato di sorveglianza di Siemens (dove ri­trova Ackermann)e di Thys­senKrupp (siderurgia). Ancora più fitto l’intreccio francese.

Jean-Louis Beffa , presidente del gruppo chimico Saint-Gobain sie­de, tra l’altro, nel board di Bnp Pa­ribas. E, viceversa, Michel Pébere­au , numero uno della stessa ban­ca, fa parte del consiglio di Sa­int- Gobain (oltre che di Axa e To­tal).

Amaury de Sèze , presidente di Carrefour, partecipa agli organi di gestione di altre nove società, da Dassault (industria aeronauti­ca) alla canadese Power Corpora­tion (servizi finanziari). Tanto che il settimanale «Le Nouvel Observa­teur » lo ha collocato al vertice di una speciale classifica dei «mana­ger accumulatori» («le cumular­ds » ) .

Seguono Louis Schweitzer , pre­sidente del Consiglio di sorve­glianza del quotidiano «Le Mon­de » (da Bnp Paribas a Veolia) e via via gli altri, tra cui merita la segna­lazione Jean-Cyril Spinetta , presi­dente di Air France-Klm (partner di Alitalia), presente in Alcatel (te­lecomunicazioni), Gdf-Suez (ener­gia), le Poste francesi e Saint-Go­bain.

Anche nella «libera» Olanda contano molto network e allean­ze. Qui il prototipo del collezioni­sta di caselle strategiche oggi sem­bra essere l’americana Nancy McKinstry , alla guida di Wolster Kluver, società editrice specializza­ta nella sanità. Nella lista di McKinstry figurano presenze nei Cda di Ericsson (telecomunicazio­ni) e di MortgageIt (finanziaria controllata da Deutsche Bank). Un’altra manager americana ope­ra più o meno nello stesso modo, ma nel Regno Unito. Si chiama Cynthia Carroll , amministratore delegato della società anglo-ame­ricana Plc (platino e altri metalli). Per la rivista «Forbes» è la quarta donna più potente del mondo, con un lungo elenco di posizioni, tra cui la presidenza del comitato di manager anglo-americani. C’è poi l’incrocio con la politica. Il ca­so di scuola è quello dell’ex cancel­liere tedesco Ge­rhard Schröder,

chiamato da Vladi­mir Putin a guidare Nord Stream, il ga­sdotto progettato da Gazprom. È cu­rioso notare come l’avversario sul mer­cato dell’ex cancel­liere sarà Joschka Fischer , all’epoca suo ministro degli Esteri e oggi consu­lente del Nabucco, il tracciato rivale di Nord Stream. An­che l’ex premier spagnolo José Az­nar si è riproposto nei territori dell’eco­nomia e dell’impre­sa. È consulente del Fondo europeo di investimenti Centaurus Capital. Inoltre Rupert Murdoch lo ha volu­to nel Consiglio di amministrazio­ne della sua News Corporation.

Ma è interessante osservare an­che il livello intermedio. Sempre in Spagna Manuel Pizarro ha com­piuto un percorso inverso, accu­mulando prima una serie di pol­trone nel mondo della finanza (presidente della Borsa di Madrid, poi di Ibercaja e infine di Endesa) per approdare, nel 2008, al Partito popolare, abbandonando tutti gli incarichi, compreso il posto da consigliere in Telefónica. Insom­ma prima la politica, poi l’econo­mia. Uno schema che vale anche in Olanda, dove il premier Jan Balkenende ha scelto il suo ex mi­nistro delle Finanze, Gerrit Zalm come vice-presidente della banca Abn-Amro, appena nazionalizza­ta. Nel vicino Belgio, l’ex commis­sario europeo Étienne Davignon rappresenta, invece, una delle fu­sioni più evidenti (e per certi versi inquietanti) tra potere politico ed economico. Si va dalla presidenza di Sn Brussels Airlines a quella del Bilderberg Group, un «gruppo di riflessione» tra potenti a livello mondiale. Anche Jean-Luc Dehae­ne , già primo ministro belga, è sta­to catapultato, tra l’altro, alla presi­denza delle assicurazioni Dexia.

Più difficile da classificare, inve­ce, la posizione di Alan Sugar . Ha fondato Amstrad nel 1968 (riven­dendola nel 2007) ed è stato presi­dente del Tottenham, una delle squadre di calcio di Londra, fino a diventare il popolare protagonista di un reality show («The Apprenti­ce », l’apprendista) trasmesso dal 2005 al 2009 dalla Bbc. Nel giugno del 2009 il premier laburista Gor­don Brown lo ha «assunto», tra le polemiche, come «consigliere per l’imprenditoria».

Anche per lui vale il principio «ubiquità al potere».

Giuseppe Sarcina