La crisi economica è un fiume in piena. Solo a febbraio negli Stati Uniti sono stati persi 651 mila posti di lavoro; per il terzo mese consecutivo la perdita è stata superiore ai 600 mila posti. Il tasso di disoccupazione è salito all’ 8,1%, per trovare un dato più alto bisogna tornare al 1983. Dal dicembre 2007, data di inizio della recessione, 4,4 milioni di americani sono rimasti senza occupazione.
Barack Obama ha parlato di dati spaventosi e ha aggiunto: ”questo paese non ha mai risposto a una crisi facendo lo spettatore e sperando per il meglio, il governo deve continuare ad agire in modo coraggioso sull’economia”. “Non accetto un futuro di disoccupazione per questo paese”. La risposta più immediata sono gli sgravi fiscali previsti per il 95% dei lavoratori americani.
In ogni caso la crisi fa paura, oggi è stata un’altra giornata nera per le borse: il fanalino di coda è Piazza Affari (- 3,87%), ma la notizia più eclatante arriva ancora dagli Usa dove General Motors – colosso automobilistico – ha perso il 22%; a questo punto le voci di bancarotta, che hanno causato il ribasso del titolo, si fanno sempre più pressanti.
Numeri che mettono i brividi, brividi che aumentano se si pensa al fatto che dietro quei numeri si celano milioni di persone senza lavoro. Gente che in meno di due anni ha perso tutto e oggi si ritrova in fila alla «Job Fair» di Times Square; la fiera del lavoro di New York. Cinquemila storie di cinquemila persone in fila per un lavoro qualunque, raccontate bene da un articolo di Massimo Gaggi.
Erano manager, banchieri, broker di Wall Street, professionisti della grafica e della pubblicità. Lottano per diventare elettricisti, commessi, curatori di animali domestici. Sono tutti lì a combattere per evitare il collasso.

Pubblicato da Andrea Sferrella 
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