Arrestato Domenico Raccuglia: numero due di Cosa Nostra

15 Novembre 2009

 

raccuglia

Domenico Raccuglia,  latitante da 15 anni e numero due di Cosa Nostra dopo Matteo Messina Denaro, è stato arrestato dalla quadra mobile di Palermo in località Calatafimi, nella provincia di Trapani.  Il  boss quarantinquenne – delfino di Giovanni Brusca – è stato condannato a tre ergastoli ed è il responsabile dell’assasinio di Giuseppe Di Matteo, il quindicenne figlio di un pentito, sciolto nell’acido dopo 779 giorni di prigionia. 

Il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si è complimentato con il ministro dell’Interno Maroni e con la squadra mobile di Palermo. Antonio Ingroia – procuratore aggiunto del capoluogo siciliano – ha invece dichiarato: «Abbiamo preso uno dei capi assoluti di Cosa Nostra ancora in circolazione in un momento di ascesa all’interno delle gerarchie mafiose. È stata un’indagine molto difficile perché Raccuglia si è dimostrato attento e accorto nella gestione della sua latitanza e lo dimostra il fatto che l’arresto è avvenuto fuori dalla sua zona, in un’area più tranquilla». Secondo Ingroia, all’interno di Cosa Nostra «si crea adesso un ulteriore vuoto dove i latitanti di spicco sono sempre meno. Adesso assumono maggiore importanza Nicchi a Palermo e Messina Denaro a Trapani. Raccuglia era l’uomo cuscinetto che controllava i territori fra Palermo città e la provincia di Trapani». 

 


Lettera al miglior presidente del consiglio in 150 anni di storia

11 Settembre 2009

 

Durante la conferenza stampa a margine del vertice Italia-Spagna, tenutosi nella giornata di ieri alla Maddalena, Silvio Berlusconi ha dichiarato: «Sono convinto di essere di gran lunga il miglior presidente del consiglio che l’Italia abbia mai avuto nei 150 anni della sua storia».

Ci permetta, signor presidente, di dissentire. Secondo la sua opinione lei sarebbe meglio di Cavour, meglio di Giolitti, meglio di De Prestis; meglio di quel Sidney Sonnino che - imprenditore come lei – prima di diventar ministro e successivamente capo del governo, vendette tutte le sue imprese siderurgiche e mise il ricavato in buoni del tesoro  (lo stesso fece Quintino Sella prima di diventar ministro). Lei sarebbe meglio di quell’Alcide De Gasperi che si presentò ai trattati di pace di Parigi e “con una miscela perfettamente dosata di umiltà e di dignità” [Montanelli] disse ai convenuti : «so benissimo che qui tutto è contro di me, che rappresento un paese vinto, salvo la vostra personale cortesia». No presidente, non ci risulta che lei sia migliore dei suoi predecessori, ancor meno ci risulta che lei sia “di gran lunga” migliore dei suoi predecessori; gente che faceva lo Stato mentre lei, signor presidente, si cimenta soltanto col teatrino.

 

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L’Italia che brucia

10 Settembre 2009

 

berlusconiFini

Dopo un lungo periodo di stop, complice l’esame di laurea e un piede rotto, Politikrisiko torna a scrivere. In questi ultimi giorni – e a dir la verità in tutta l’estate – gli spunti per far ballare i tasti del portatile non sono mancati, è però mancata la voglia e spero il lettore vorrà perdonarmi.  

 

Il cavaliere continua a far finta che vada tutto bene e fino a poco tempo fa il balletto mediatico stava anche riuscendo degnamente; passava con facilità dalla tesi del complotto «catto-comunista» al meno accorto revival de: «i rapporti con la chiesa sono eccellenti». Una frase che, pronunciata a caldo dell’entrataccia a gamba tesa di Feltri su Boffo, suonava come ultimo disperato appello al «mantenete le righe». Ma si sa che il cavaliere è abile con la telecamera almeno quanto i suoi avversari sono (erano?) abili con la piazza, e se a smentita non segue contro smentita tutto continua a filar liscio come da collaudato copione berlusconiano.  Il Pdl sembrava ancora assorto nella contemplazione estiva di Mu‘ammar Gheddafi finchè, da Mirabello, Gianfranco Fini ha dichiarato «il Popolo della Libertà ha senso solo se è un grande partito plurale del 40%. Se qualcuno ha in mente una casermetta in cui qualcuno comanda sarà la sua opinione, ma non è la mia e probabilmente neanche quella degli elettori». L’entourage di Berlusconi – Bonaiuti in testa – si è subito affrettato a smentire le illazioni su eventuali tensioni presenti all’interno della maggioranza dichiarando: «Con Fini tutto a posto». La solita smentita insomma; ma il cavaliere questa volta non aveva fatto i conti con la capacità di giudizio del Presidente della Camera e con il fatto che, probabilmente, Fini aveva qualche sassolino nella scarpa di cui voleva liberarsi da tempo: ebbene l’8 settembre è arrivato un nuovo attacco. «Non è tutto a posto − ha dichiarato l’ex leader di An − anzi i problemi politici rimangono ed è paradossale che Berlusconi li neghi». Dunque non proprio un clima da luna di miele tra i due leader e il divorzio magari sarà lontano, ma certamente non è più l’ipotesi fantascientifica che era alla vigilia delle elezioni europee.

Resta da capire – operazione complicata data la blindatura mediatica dei membri del centrodestra − quanti nel Pdl siano disposti a seguire Fini in un’ipotetica nuova avventura. Avventura che consentirebbe a Fini di smarcarsi da Berlusconi in vista di una futura corsa al Colle e provocherebbe una decisiva frattura nella maggioranza di governo costringendo Berlusconi a mettersi al servizio incondizionato della Lega.

Il fuoco è già alto e rischia – come ha titolato stamani il Times – di bruciare Roma: il carburante si chiama Giampaolo Tarantini. L’imprenditore − coinvolto nell’inchiesta sulla sanità pugliese che ha decapitato la giunta di centrosinistra – ha confessato di aver assoldato circa trenta ragazze da accompagnare nelle residenze del Premier Berlusconi (il cui coinvolgimento nella vicenda non avrebbe comunque alcuna rilevanza penale). Un intreccio incredibile tra donne, imprenditoria e politica – è notizia di oggi l’implicazione nell’inchiesta sulla sanità di quattro senatori – che sembra non aver mai fine e che getta le basi per un autunno caldo da cui Berlusconi potrebbe uscire con i denti rotti. Molti gli scenari possibili: l’ipotesi più estrema parla di elezioni anticipate a marzo, ma probabilmente è solo fantasia.  A far da sfondo le opposte battaglie (ma forse non troppo opposte) de la Repubblica e il Giornale e il congresso del Pd di ottobre da cui verrà fuori il nuovo segretario. In mezzo l’Italia, stanca, affamata e affannata. L’Italia delle piccole e medie imprese per cui la crisi non è finita; l’Italia dei terremotati de L’Aquila – in cui tra breve comincerà a far freddo – ancora senza casa e senza prospettive. L’Italia che lavora. L’Italia che brucia.

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Fuori i nomi di chi frega il fisco – di Giampaolo Pansa

25 Agosto 2009

 

Pubblico un articolo di Giampaolo Pansa tratto da Il Riformista

Forse m’illudo. Forse è soltanto il sogno di un contribuente onesto. Ma sento che siamo all’inizio di una rivoluzione culturale che, prima o poi, riuscirà a sconfiggere l’evasione fiscale. A confermarlo arrivano segnali da tutto l’Occidente. La crisi economica e finanziaria ha mandato in bolletta i governi. Gli Stati non hanno più soldi. Dunque dove trovare le palanche per gli interventi ordinari e per quelli eccezionali?
Si possono ridurre le spese, ma non oltre un certo limite. Si possono aumentare le tasse, però strozzerebbero ancora di più i consumi, il volano necessario alla ripresa. Inoltre si andrebbe incontro a una rivolta dei contribuenti onesti. Loro hanno sempre pagato e, invece di essere premiati, sarebbero costretti a pagare di più. Dunque non resta che una strada: dare la caccia agli evasori. Dichiarargli una guerra senza quartiere. Obbligarli a sborsare. E sputtanarli davanti all’opinione pubblica.

I governi non sono soltanto in bolletta. I più avvertiti si rendono conto dei cambiamenti di stato d’animo in chi ha sempre versato il dovuto. Non sono un esperto di psicologia delle masse. Ma vedo ciò che succede nella mia testa e in quella di tanta altra gente uguale a me. Mi sento sempre più irritato. Ogni anno, quando si pubblicano i redditi della mia provincia, scopro di essere ai primissimi posti. Come se fossi tra i ricconi della mia zona, invece che un giornalista con un buon stipendio e un autore di libri che vende bene.
Allora mi faccio delle domande. Dove sono i grandi redditieri, i commercianti forti, i ristoratori di grido, i capi della banca X o dell’impresa Y? Controllo meglio l’elenco e non li trovo. O li trovo in basso. Quasi fossero percettori di redditi modesti, da poveracci. Eppure li conosco, anche se alla lontana. So che vita fanno. So in quali case abitano. So che spendono e spandono. Ma per il fisco quasi non esistono.
Al cospetto di questa vergogna avverto un fastidio di anno in anno sempre più acuto. E comincio a chiedermi se debbo continuare a essere tra i fessi della compagnia. La domanda successiva è inevitabile: forse è bene che inizi anch’io a fregare il fisco. Oppure, meglio ancora, che cominci a incrociare le braccia e a scioperare, non presentando la dichiarazione dei redditi almeno per una volta.
Certo, se lo facessi da solo il fisco mi stangherebbe. Ma se lo faccio insieme ad altri diecimila o centomila contribuenti, nessuno sa che cosa può accadere. Voglio citare un vecchio adagio, adatto a quanto sto dicendo. Se un tizio fuma sotto un cartello che avverte “Vietato fumare”, il tizio viene multato. Ma se a fumare in quel luogo sono dieci, venti, cinquanta persone, il cartello viene tolto.
Insomma si rischia una rivolta dei contribuenti onesti. Qualche governo comincia a capirlo e a temerlo. Per esempio, il governo degli Stati Uniti, il Paese che per primo ha iniziato una guerra vera contro gli evasori. A partire dai furbastri che, per frodare il fisco, hanno nascosto milioni di dollari nei paradisi fiscali: in Svizzera, ma non soltanto lì.

Sul Sole 24 Ore di venerdì 21 agosto, Claudio Gatti ci ha descritto un personaggio sconosciuto in Italia. È Douglas H. Shulman, quarantadue anni, il “commissioner”, ossia il capo, dell’Irs: l’Internal Revenue Service, l’equivalente della nostra Agenzia delle entrate. A nominarlo in quell’incarico, nel novembre 2007, era stato George W. Bush e l’amministrazione di Barack Obama l’ha confermato.
Gatti racconta che Shulman è stato anche fortunato. Pochi mesi prima della sua nomina, ha bussato alla porta dell’Irs un manager dell’Ubs negli Usa, Bradley Birkenfeld. Aveva una confessione da fare: la sua banca svizzera era responsabile di un’enorme frode fiscale. Da anni permetteva ai propri clienti americani di evadere le tasse per centinaia di milioni di dollari.

Shulman ha stretto un patto di ferro con il Dipartimento della Giustizia, per seguire insieme la pista offerta dal banchiere. Così hanno sfiancato la resistenza dell’Ubs e del governo svizzero. Costretti a consegnare i nomi di chi aveva nascosto i dollari in territorio elvetico. Proprio in questi giorni, Birkenfeld è stato condannato a quaranta mesi di prigione, con uno sconto di pena assai forte.

Pure il governo italiano ha bisogno di soldi. Le nostre emergenze si stanno moltiplicando. La ricostruzione dell’Aquila, gli interventi nel Mezzogiorno, gli aiuti alle aziende in crisi, la cassa integrazione da rifinanziare, i buchi della sanità da colmare, e mi fermo qui. Anche per questo è da apprezzare che il ministro Giulio Tremonti abbia messo in moto l’Agenzia delle entrate e la Guardia di finanza. Aprendo la caccia agli evasori, e non soltanto a quelli che hanno portato i soldi in Svizzera. Su tutto domina il rebus dell’avvocato Agnelli: anche lui ha truffato alla grande il fisco?

Un lettore del Riformista ci ha scritto temendo che sia una caccia finta, fumo negli occhi e basta. Il “Bestiario” non la pensa così. Forse è cominciata anche da noi la rivoluzione culturale di cui ho parlato all’inizio. E forse non si fermerà neppure davanti alle porte dei consulenti che hanno aiutato i clienti a nascondere al fisco i guadagni, trasferendoli nei paradisi fiscali. Negli Stati uniti sta già avvenendo. Perché non dovrebbe accadere anche da noi?

Tuttavia sentiamo il bisogno di una prova. La nostra Agenzia delle entrate ci dia presto un po’ di nomi di evasori, meglio ancora se illustri. Li sbatteremo in prima pagina. E gli onesti si sentiranno un po’ meno cornuti e mazziati.

 


Misure anticrisi del governo: ecco i provvedimenti del decreto

27 Giugno 2009

 

silvio-berlusconi-giulio-tremonti

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al decreto contentente le misure anticrisi. I provvedimenti principali riguardano: la detassazione del 50% degli utili d’impresa reinvestiti nell’acquisto di macchinari; l’accelerazione dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni e un bonus per le imprese che non licenziano. La manovra costerà circa 2 miliardi, ma il costo è coperto dalla stretta sull’evasione internazionale e da un’imposta sulle plusvalenze dell’oro e di altri metalli preziosi. 

Ecco i principali provvedimenti:

TASSE

Utili reinvestiti detassati al 50% (Tremonti-ter)

Le aziende potranno ottenere la defiscalizzazione del 50% degli utili societari se saranno utilizzati per acquistare macchinari industriali ammortizzabili. L’incentivo «è revocato se l’imprenditore cede a terzi i beni oggetto degli investimenti con finalità estranee all’esercizio di impresa prima del secondo periodo di imposta successivo all’acquisto».

OCCUPAZIONE

Bonus per chi non licenzia

Il decreto prevede un sostegno finanziario per chi non licenzia. Stanziati 190 milioni di euro per aumentare gli assegni legati ai contratti di solidarietà. L’ammontare del trattamento di integrazione salariale aumenta del 20%. In arrivo ulteriori 25 milioni per il 2009 per rifinanziare le proroghe per la Cigs a 24 mesi per cessata attività. Bonus anche per i lavoratori in Cig o in mobilità che avviano un lavoro autonomo.

ENERGIA

Imprese, scende il costo del gas

Arrivano gli interventi per ridurre il costo dell’energia a favore delle imprese che consumano molta energia e delle famiglie. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas dovrà introdurre nelle tariffe di trasporto del gas naturale misure di «degressività che tengano conto della struttura costi del servizio in ragione del coefficiente di utilizzo a valere dall’inizio del prossimo periodo di regolazione tariffaria del trasporto».

ORO

Imposta del 6% sulle plusvalenze

Stabilita un’imposta sostitutiva pari al 6% sulle plusvalenze su oro e metalli preziosi realizzate da società ed enti. Il decreto legge anti-crisi contiene un incremento della svalutazione fiscale dei crediti che entrano in sofferenza, che passa dalla 0,30 allo 0,50%. «Non credo che le banche conoscano questa misura, gliela potete segnalare come un cadeau», ha ironizzato il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

RISPARMIO

Rimborsi per bond Alitalia

Per ogni bond sarà rimborsato il 70,97% del valore nominale rispetto al 30% sinora ipotizzato. Agli azionisti viene attribuito il diritto di cedere al Tesoro i titoli per un controvalore determinato sulla base del prezzo medio di Borsa delle azioni nell’ultimo mese di negoziazione ridotto del 50%, pari a 0,2722 euro per singola azione. I rimborsi hanno un tetto: 100 mila euro per ciascun obbligazionista e 50 mila per ciascun azionista.

CREDITI

Pagamenti più veloci della Pa

Una norma velocizza i pagamenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese per evitare che gli enti continuino ad accumulare debiti nei confronti dei privati. La legge mette in campo 5 miliardi di euro a favore del meccanismo previsto per sanare il blocco di debiti pregresso della Pa verso le imprese. Introdotta anche la responsabilità del funzionario che decide gli impegni di spesa.

EVASIONE

Fisco, più poteri per l’estero

E’ previsto il potenziamento all’estero dell’attività dell’Agenzia delle Entrate. Sarà creata dentro l’agenzia un’unità speciale internazionale che agirà in coordinamento con la Guardia di Finanza. Il decreto prevede anche una norma sugli arbitraggi fiscali internazionali. Ci sono già norme in Germania e Francia, «noi abbiamo preso il meglio», ha detto Tremonti.

GIUSTIZIA

Nuovo slittamento della class action

Slitta la class action. La legge sulla possibilità di azione collettiva dei consumatori nei confronti delle aziende doveva entrare in vigore l’1 luglio, ma è stata rinviata di sei mesi. Il termine ipotizzato per la nuova entrata in vigore è il 1˚ gennaio 2010. Una nuova disciplina sull’azione risarcitoria collettiva è stata inserita dal governo nel ddl sviluppo all’esame della Camera e che dovrà tornare al Senato.

SANITÀ

Aboliti i ticket sulla specialistica

Previste misure di intervento sociale. Per quanto riguarda la sanità, sono aboliti i ticket sulla medicina specialistica e sono previsti «specifici interventi per le Regioni in grave stato di disavanzo» e «incisivi interventi di contrasto alle frodi in materia di invalidità, nonché un tetto alla spesa farmaceutica». L’esecuzione degli sfratti è prorogata al 31 dicembre 2009.

Fonte [Corriere.it]


Nuova forte scossa di terremoto avvertita in Abruzzo e nel Lazio

22 Giugno 2009

 

L’AQUILA – Una scossa di terremoto molto forte è stata avvertita intorno alle 23 all’Aquila, Teramo e Pescara. All’Aquila in particolare molta gente è uscita dalle tende e dalle case. La scossa è stata avvertita anche a Roma. E’ stata di magnitudo 4.4, e si è verificata alle 22.58. Lo rende noto la sala situazioni del Dipartimento della Protezione civile. I comuni più vicini all’epicentro sono quelli di Pizzoli, Barete e Cagnano che si trovano tutti in provincia dell’Aquila. Al Momento al Dipartimento non sono giunte segnalazioni di danni.

Fonte  [ANSA.it]


La Camera approva il ddl intercettazioni: giro di vite su stampa e magistratura. Ecco cosa cambia

11 Giugno 2009

 

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La Camera dei Deputati ha approvato oggi, con 318 voti favorevoli e 224 contrari, il disegno di legge sulle intercettazioni promosso dalla maggioranza di centrodestra che si è avvalsa del voto di fiducia. Il provvedimento, duramente criticato dall’opposizione per le sue tendenze restrittive, passa ora all’esame del Senato.

Ecco cosa cambia:

Reati che si possono intercettare. Tutti quelli previsti dal codice di procedura penale, per cui sono stabilite pene oltre i 5 anni. (Dai delitti contro la pubblica amministrazione al contrabbando, all’ingiuria alle molestie, all’usura, all’abusiva attività finanziaria)

Evidenti indizi di colpevolezza. Le intercettazioni sono autorizzate quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza e gli ‘ascolti’ sono assolutamente indispensabili alla prosecuzione delle indagini, sulla base di elementi emersi nel corso dell’inchiesta che devono essere espressamente indicati e che non devono essere limitati al solo contenuto delle conversazioni telefoniche intercettate nello stesso procedimento. L’autorizzazione ad intercettare deve essere chiesta al tribunale del capoluogo del distretto in cui ha sede il giudice competente. La decisione viene presa in composizione collegiale.

Durata e limiti di tempo. Le operazioni di intercettazione hanno una durata, anche non continuativa, di 30 giorni. Il pm deve dare immediata comunicazione della sospensione o della ripresa delle operazioni. E’ possibile una proroga degli ascolti per un tempo, anche non continuativo, di 15 giorni, cui può seguirne un’altra di uguale durata ma, in questo caso, solo se sono emersi nuovi elementi.

Mafia e terrorismo. In questo caso per procedere alle intercettazioni bastano i “sufficienti” indizi di reato. La durata “non può superare i 40 giorni, ma potrà essere prorogata per periodi successivi di venti giorni qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari”. Nei casi di urgenza alla proroga provvede direttamente il pm.

Intercettazioni ambientali: L’ascolto sarà possibile solo nei luoghi in cui vi è motivo di ritenere che si sta compiendo un’attività criminosa. Nei procedimenti di mafia e terrorismo l’ascolto delle comunicazioni fra presenti è consentito anche se non vi è motivo di ritenere che si stia svolgendo l’attività criminosa.

Cronaca giudiziaria. E’ vietato pubblicare, anche in modo parziale o per riassunto, le intercettazioni fino alla conclusione delle indagini preliminari. Anche se è già caduto il segreto istruttorio. Le richieste e le ordinanze di custodia cautelare potranno essere pubblicate nel contenuto solo dopo che difensore e indagato sono venuti a conoscenza delle decisione del giudice. Non possono però essere pubblicate le intercettazioni riportate nell’ordinanza di custodia cautelare.

Sanzioni per giornalisti ed editori. Multe salate per gli editori che violano il divieto di pubblicazione. Per i giornalisti previsto, in caso di violazione, l’arresto fino a 30 giorni o l’ammenda fino a 10mila euro se si tratta di intercettazioni.

Pm senza nomi e volto. Stop alla pubblicazione e alla diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati in relazione ai processi che vengono loro affidati. Il pm che rilascia pubblicamente dichiarazioni sul procedimento che gli è stato ffidato ha l’obbligo di astenersi. Se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d’ufficio deve essere sostituito.

Indagini contro ignoti. Le intercettazioni potranno essere effettuate se richieste dalla parte offesa, unicamente sulle sue utenze. E’ sempre consentita l’acquisizione dei tabulati telefonici per identificare i presenti sul luogo del reato o nelle vicinanze.

Archivio “riservato”. Un archivio presso la procura custodirà le telefonate e i verbali. Ai procuratori generali presso le corti di appello e ai procuratori della Repubblica competenti per territorio il potere di gestione e controllo dei centri di intercettazione e di ascolto.

Procedimenti diversi. Le intercettazioni non potranno essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Questa regola non vale per mafia e terrorismo.

Stop alla pubblicazione delle intercettazioni da distruggere. E’ sempre vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, delle intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione e delle intercettazioni dei terzi, estranei al procedimento. Prevista la reclusione da 6 mesi a 3 anni per chi pubblica anche per riassunto o in parte il contenuto di queste conversazioni. Il provvedimento introduce un’udienza stralcio per stabilire quali sono le intercettazioni da espungere dal procedimento.

Intercettazioni e utenze degli “007″. Diventa di fatto più complesso intercettare le utenze degli ‘007′: in questo caso, la magistratura dovrà informare entro cinque giorni il Presidente del Consiglio dei Ministri che dovrà accertare se sussista il segreto di Stato. Si potrà procedere solo se entro 30 giorni dalla richiesta il presidente del consiglio non abbia opposto il segreto. Non è comunque in ogni caso precluso all’autorità giudiziaria di procedere – si legge nel testo – in base ad elementi autonomi ed indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del presidente del consiglio dei ministri, se questo viene risolto nel senso dell’insussistenza del segreto, non può più opporlo in riferimento al medesimo oggetto. Chi rivela notizie su atti o documenti coperti dal segreto relativi ad un procedimento penale viene punito con la reclusione da uno a cinque anni. Pena aumentata, si legge ancora nel nuovo testo del governo, se il fatto riguarda comunicazioni di servizio di appartenenti ai servizi.

Tabulati “urgenti”. Il pubblico ministero potrà chiedere anche i tabulati telefonici, quando vi siano casi d’urgenza. Quando, cioè, vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini. . Lo potrà fare per tutti i reati previsti dall’articolo 266 del codice di procedura penale con un decreto motivato e non successivamente modificabile, da comunicare al tribunale entro ventiquattro ore. Il tribunale dovrà, a sua volta, decidere entro 48 ore dal provvedimento se convalidare o meno la richiesta. In caso di mancata convalida, l’acquisizione dei dati non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.

Omesso controllo. In caso di fuga di notizia, il magistrato o il pubblico ufficiale responsabili di non avere vigilato sono passibili di una ammenda che va dai 500 ai 1032 euro.

Tetto alle spese. Con decreto del ministro della Giustizia, sentito il Csm, viene stabilito ogni anno lo stanziamento massimo di spesa per le operazioni di intercettazione, che viene diviso per ogni distretto di corte d’appello. Al procuratore generale della corte d’appello la ripartizione dello stanziamento tra singole procure. Il limite di spesa può essere derogato su richiesta, per comprovate sopravvenute esigenze investigative.