
Martedì 24 marzo nel silenzio assordante dei più si è spento per sempre Luigino Scricciolo; sindacalista della Uil arrestato il 4 dicembre 1982 con le accuse di banda armata e spionaggio. Quattro mesi dopo l’arresto la moglie decide di lasciarlo. Luigi inizia uno sciopero della fame: quando viene arrestato pesa 90 chili, arriverà a pesarne 45.
Rimane in carcere 900 giorni consecutivi, senza possibilità di difendersi dalle accuse, per un semplice motivo: le accuse non gli vengono rivelate. Scricciolo è in carcere e non sa di cosa è accusato. Gli vengono concessi gli arresti domiciliari – a casa dei genitori visto che la moglie, dopo la separazione, si è tenuta l’appartamento – rimane chiuso in casa per un anno e due mesi.
Viene rimesso in libertà, ma è ancora accusato di essere un terrorista delle Br; trova lavoro come giardiniere (lui che era dirigente nazionale e delegato Uil nella Confederazione europea dei sindacati). Il 6 settembre 2001, dopo 7171 giorni dall’arresto, Luigino Scricciolo viene prosciolto da tutte le accuse. Dal giorno dell’arresto sono passati vent’anni. Una vita intera passata tra il carcere, l’ospedale e gli arresti domiciliari; una vita intera da innocente tra i colpevoli. Chiede un risarcimento: il Tribunale gli risponde che non ha diritto ad alcun indennizzo in quanto non c’è stato il processo. Scricciolo non ci sta, si rivolge alla Cassazione e nel 2008 arriva la sentenza: 21mila euro di risarcimento. Ventunomila euro di risarcimento per una famiglia e una carriera distrutta, tre anni di isolamento carcerario, un anno di arresti domiciliari, venti anni di accuse infamanti e la salute rovinata per sempre. La vita uccisa per sempre.
Quello di Luigino Scricciolo rappresenta uno dei più gravi casi di malagiustizia che l’Italia ricordi. Un’esistenza stroncata, distrutta. E, ancora una volta, senza scuse. E, ancora una volta, senza prove, senza accuse precise, addirittura senza processo; insomma senza nulla di nulla e nel nulla più totale la vita di un uomo è stata sottratta alla sua naturale dialettica, al suo divenire.
Luigino Scricciolo è morto a 61 anni e nessuno gli ha ancora chiesto scusa. Luciano Consoli lo ha ricordato così:
“Fino a due anni fa non ci conoscevamo né avevo sentito parlare di lui. Ricordavo la notizia letta sui giornali ma non il suo nome e il suo volto. Un suo amico da 40 anni e mio da 5 ci ha fatto incontrare, senza tanti preamboli e tante spiegazioni. La sua faccia rotonda contornata da una barba da sessantottino mi piacque subito, i suoi occhi grandi mi fissavano interrogativi mentre mi raccontava la sua storia. Sentii un brivido di rabbia e senza pensarci un attimo diventammo amici e decidemmo di pubblicare un libro con il racconto degli ultimi “20 anni in attesa di giustizia” di Luigino Scricciolo. Ieri mattina ci siamo sentiti e abbiamo cazzeggiato come sempre, ci siamo scambiati impressioni, dubbi e certezze, fissato appuntamenti e scadenze. Non potremo mantenere niente di tutto quello che avevamo programmato perché Luigino se n’è andato, in un puzzolente, caotico, sporco e disordinato ospedale romano. Lui, sindacalista impegnato nel settore internazionale, una mattina del 1982 era stato arrestato con l’incriminazione di banda armata e addirittura di “spia bulgara”. Dopo 20 anni di isolamento e frustrazione il completo proscioglimento. Senza che nessuno abbia pagato per l’errore. 20 anni tolti ad un combattente, ad un uomo con una gran voglia di vivere e di cambiare il mondo.
Voi, magistrati che lo avete incriminato, che non avete fatto le indagini, che avete dimenticato quel faldone impolverato su qualche scrivania per anni, a Voi auguro di non dormire questa notte e per le prossime, fin quando non deciderete di lasciare un posto e uno stipendio che state abusivamente ricoprendo. Quel aneurisma che ci ha portato via Luigino è anche colpa Vostra, ma nessun giudice potrà mai provarlo. Ma noi, suoi amici, lo sappiamo e Vi condanniamo. Ciao Luigino. e grazie.”
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