Sartori ha sempre sostenuto che nelle democrazie «normali» le campagne elettorali vengono combattute a denti stretti, per poi lasciare spazio, una volta terminate le elezioni, ad un clima ben più disteso e responsabile. Da noi avviene esattamente il contrario: campagne elettorali soft (o molto soft nel caso delle ultime politiche) in cui vince il perbenismo e la distensione seguite da intere legislature all’insegna della guerra acerrima e continua.
Ebbene anche questa campagna elettorale non decolla e continua a fluttuare con ritmo blando tra i soliti temi nazionali. Epperò, cari signori, è per le europee che si vota; ergo bisognerebbe parlare di Europa, di politiche comunitarie, di agricoltura e immigrazione e confini e fondi Fas. A farlo dovrebbe essere soprattutto chi deve risalire la china di uno svantaggio percentuale che continua a salire. Lo confermano gli ultimi sondaggi: il Pdl è vicino al 40%, il Pd oscilla tra il 26,5 e il 27,5% ed è in calo rispetto alle stime di Marzo. L’Italia dei valori è intorno al 7% (ma i dati dei sondaggi sono discordi) e sembra aver terminato la progressione iniziata con le politiche del 2008. Perde qualcosa la Lega nord nell’ultimo mese, ma risulta comunque in crescita rispetto al dato del 2008. Le formazioni della sinistra antagonista appaiono in leggero recupero (nonostante l’ennesima scissione) ma rimangono sotto la soglia di sbarramento del 4%.
Fonte: sondaggipoliticoelettorali.it
Autore: Termometro Politico














