La riforma sul federalismo fiscale – il ddl definitivo è stato approvato ieri dal Senato - entrerà a regime nei prossimi 5 anni. Ma è più probabile che la piena funzionalità sarà raggiunta nel 2016.
Entro due anni il governo dovrà emanare i decreti attuativi sulla cui adozione vigilerà una commissione bicamerale creata ad hoc. Entro quattro anni potranno essere adottati decreti legge correttivi. L’obiettivo generale della riforma è la diminuzione della pressione fiscale ottenuta per mezzo di una maggiore autonomia conferita a Regioni, Province e Comuni.
Queste le novità principali:
Fisco su misura: il fisco si divide in più livelli. Le Regioni potranno disporre tributi propri, oltre che utilizzare le compartecipazioni erariali (all’Iva) e il fondo perequativo. Cambia anche l’articolazione delle funzioni regionali divise in fondamentali (per cui è previsto un livello essenziale nazionale di prestazione stabilito con legge e non più con decreto) e non essenziali. I Comuni e le Province potranno attingere al fondo perequativo, sfruttare le compartecipazioni e predisporre tributi propri per lo svolgimento delle funzioni.
Funzioni: Assistenza, sanità e spese amministrative per l’istruzione sono le funzioni fondamentali delle Regioni da coprire con gettito tributario (calcolato su aliquota e base imponibile), addizionale Irpef, quote di fondo perequativo. Discorso a parte per l’Irap – l’imposta regionale sulle attività produttive – ancora prevista in via transitoria ma destinata ad essere superata dalla riforma. Le altre funzioni saranno assolte con il gettito derivante da tributi priori e fondo perequativo.
Le spese fondamentali dei Comuni (viabilità, edilizia scolastica, ambiente servizi sociali) saranno coperte con imposte immobiliari, fondo perequativo, compartecipazioni a Iva e Irpef. Quelle delle Province (ambiente, istruzione, trasporti) con contributi derivanti dal trasporto su gomma e dal fondo perequativo. Quanto alle funzioni non essenziali degli enti territoriali queste saranno garantite per mezzo dei tributi propri e della compartecipazione a tributi regionali.
Il fondo perequativo è gestito dallo Stato e garantisce fondi senza vincolo di destinazione alle aree con minore capacità contributiva. Inoltre gli enti locali saranno coinvolti nella lotta all’evasione fiscale. Altra novità prevista dalla riforma è l’istituzione di Roma capitale, un nuovo ente territoriale con autonomia statuaria, amministrativa e finanziaria. Previste nuove funzioni (valorizzazione dei beni storici, artistici, ambientali e fluviali, sviluppo economico con riferimento al settore turistico, mobilità e trasporti) e maggiori risorse.
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