
Il tribunale di Milano, dopo ventiquattro ore di camera di consiglio, ha condannato l’ex patron di Parmalat Calisto Tanzi a dieci anni di reclusione per aggiotaggio(per aver influenzato l’andamento del titolo di borsa con notizie false), ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e falso dei revisori.
La vicenda, uno dei più clamorosi scandali europei di sempre per bancarotta fraudolenta, è storia recente; nel 2003 Parmalat crolla trascinando nel baratro 200 mila risparmiatori che avevano investito sull’azienda italiana, senza sospettare che dietro l’apparente solidità si celasse un buco di oltre 14 miliardi di euro.
La richiesta del pm per Tanzi era stata di 13 anni; assolti gli altri imputati tranne Italaudit, ex Grant Thornton, la società che certificò i bilanci è stata condannata al pagamento di una multa da 240 mila euro alla quale si annette una confisca di beni per oltre 500 mila euro.
Le assoluzioni penalizzano i risparmiatori, i quali non potranno neanche fare affidamento sullo strumento della class action (introdotta nel 2008 dal governo Prodi); proprio oggi infatti il consiglio dei ministri ha proposto un ulteriore slittamento di sei mesi per l’entrata in vigore del provvedimento contestato da Confindustria.
La class action non sarà valida retroattivamente, dunque non applicabile, tra gli altri, ai casi Cirio e Parmalat.












19 Dicembre 2008 alle 12:01 pm |
Gran bel post!
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