Stpendi governatori: Italia e Stati Uniti a confronto

12 Novembre 2008

 

graficostpendi-governatori

 

fonte: Corriere.it, ”La casta” S.Rizzo e G.A.Stella 

Inutile dire che regione Puglia e stato della California non sono proprio la stessa cosa.


Obama sarà il 44esimo presidente degli Stati Uniti

5 Novembre 2008

 

barackemichelle

Barack Obama sarà il 44esimo presidente degli Stati Uniti, il primo nero della storia alla Casa Bianca è non è cosa da poco, soprattutto per un paese che ancora oggi continua a convivere con lo spettro della segregazione razziale. Non è un caso che il record di affluenza alle urne sia coinciso con la presenza di un candidato afroamericano, non è un caso perché significa che per la prima volta milioni di afroamericani e ispanici (ormai la maggioranza del paese) hanno potuto esprimere una preferenza per un uomo che ha il loro stesso colore di pelle. Questa è la prima, vera difformità tra Barack Obama e i suoi predecessori ed è la più importante, quella che ha fatto la differenza. Poi c’è la capacità di Obama di proporre un progresso che nessun’altro meglio di lui, men che meno John Mc Cain, avrebbe saputo proporre. Ci sono le sue doti di grande comunicatore, la sua volontà d’acciaio, la chiarezza e perché no, l’eleganza e la bellezza di un quarantenne, tutte cose che in politica contano.

Ci sono i numeri che la lunga notte americana ha prodotto, numeri impressionanti per chiarezza e consistenza: 349 voti elettorali per Obama e 163 per  Mc Cain, per vincere ne sarebbero bastati 270. Ampio vantaggio anche nei voti popolari che non determinano direttamente la vittoria, ma hanno un incredibile peso nella valutazione politica di un’elezione. L’affluenza alle urne è stata del 64%, Obama ha sottratto 9 stati ai repubblicani, i democratici hanno mantenuto il controllo della Camera incrementando notevolmente il numero di seggi al Senato e per la prima volta dopo 16 anni controlleranno contemporaneamente Camera, Senato e Casa Bianca.

La vittoria di Obama è fin troppo netta, quasi accecante, molto difficile da raccontare senza cadere nella retorica, un cammino iniziato con le primarie  in cui Barack ha praticamente fatto a pezzi la super organizzata  macchina elettorale dei Clinton, proseguito con una campagna elettorale pressoché ineccepibile, in cui il democratico ha saputo unire la preoccupazione per la dura crisi economica degli Stati Uniti alla costante rivendicazione del progresso, dell’uguaglianza e del “sogno americano”.

Dicono che governerà in modo estremamente pragmatico ed è un bene, del resto da uno che inizia la campagna elettorale per le primarie con un budget irrisorio rispetto alla sua rivale e la conclude con la vittoria e con l’incremento dei fondi, non c’è che da aspettarsi qualcosa di grandioso.

Subito dopo la vittoria, Obama ha pronunciato un discorso importante, ha detto ” il cambiamento è arrivato, abbiamo fatto la storia” ripetendo più volte “nulla in questo paese è impossibile”, non molto tempo fa probabilmente  in pochi avrebbero scommesso sulla vittoria di Obama contro Hillary, pochissimi, forse nessuno, sulla salita alla Casa Bianca di un presidente nero. Barack Obama ha incarnato il sogno americano per mesi, ieri sera lo ha realizzato parlando al mondo intero; durante il suo discorso è apparso commosso e orgoglioso, convinto di aver realizzato qualcosa di straordinario, eppure estremamente concentrato sul compito che lo aspetta.

Capitolo a parte va riservato a Michelle, la prima first lady afroamericana della storia, lui la definisce “la mia roccia”, due lauree di cui una in legge ad Harvard, un carisma eccezionale. Ha avuto un ruolo importante durante la campagna elettorale e c’è da aspettarsi che lo avrà anche nelle scelte del futuro presidente.

Mc Cain ha fatto il possibile, ha provato a contrastare il suo rivale, ma è da subito apparso come troppo in ombra, troppo legato, troppo vecchio. Troppo vicino e anche, per certi versi, troppo distante dall’amministrazione Bush, è stato da sempre un cane sciolto all’interno del partito repubblicano, che ha puntato tutto sul suo passato da eroe di guerra dimenticando  che l’America di oggi ha altri problemi, altre speranze. Ieri ha annunciato di voler aiutare Obama e sembrava sincero. La scelta di Sarah Palin alla vicepresidenza non ha fatto altro che distruggere le già esigue chance presidenziali di Mc Cain; assolutamente inadeguata, mal vestita, ogni volta che apriva bocca Obama guadagnava voti, ha speso migliaia di dollari del partito in abiti per la campagna elettorale, è apparsa come la solita bambola americana amante delle armi; esce assolutamente distrutta dal confronto con la bella e pensante Michelle.

Da tutto il mondo sono arrivate parole positive, su tutte quelle di Nelson Mandela: “La sua vittoria dimostra che nessuna persona ovunque sulla Terra deve aver paura di sognare di poter cambiare il mondo in meglio”. L’unica nota stonata è stata quella di Gasparri che ha commentato la vittoria con un vergognoso e quanto mai ridicolo: “Al Qaeda è felice”. Glissare, prego.

Barack Obama è chiamato a governare in uno dei momenti più difficili che l’America ricordi, è chiamato ad una responsabilità enorme, che gli viene affidata non solo dai suoi elettori, ma dal mondo intero, Africa in testa. Prima di lui solo John Kennedy era stato capace di tanto. Staremo a vedere cosa sarà in grado di fare, ma per adesso il sogno esiste e non è mai stato così vivo.

Obama sarà il primo presidente nero della storia, ieri era “Yes we can”, oggi è “Yes we did”.

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