Solo allora Barry Moore si accorgeva di aver passato più tempo a osservare se stesso di quanto gli altri avessero fatto con lui. Spiava la sua condotta come il peggiore dei narcisisti corrotti. Anni dentro decenni a immaginare un tempo che non sarebbe più tornato.
Non sempre puoi avere quello che vuoi. Ma come è triste il tempo di questo lasso di secolo, cade lento e ripetitivo e tu non puoi far nulla per renderlo più attraente, più stravagante. Sono giorni strani, giorni in cui è sempre colpa tua, giorni in cui la seta accarezza il tuo corpo, cade come fosse neve su neve.
Barry Moore aveva il solstizio dentro. Vedute tropicali si incatenavano nelle sue membra producendo visioni di ogni sorta. Nella stanza c’era odore di basilico fresco, un suono pacato e distensivo e una voce di negra ad inondargli i sensi. Barry Moore malediceva il giorno di quella vincita, quando i sogni di gloria erano scomparsi lasciando il posto al desiderio di fuggire via.
Perché quella sconsiderata predisposizione a mandare tutto a puttane era da sempre parte di lui, e nonostante fosse stata attutita da un periodo di lucida razionalità, alla fine era tornata a farsi sentire più forte di prima, più cattiva che mai; come la peggiore tra le droghe si muoveva lenta nelle sue vene, assaporando la sua sostanza, plagiandone pensieri e movimenti.
E Barry tentava di resisterle, ma se l’abuso può uccidere l’astinenza può svuotarti per poi riempire quel vuoto con l’illusione di essere cambiato.
Capitani coraggiosi furbi contrabbandieri macedoni. Gesuiti euclidei vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming.
Barry Moore non era un anticristo e non era pazzo. Era solo convinto che avere le palle di rischiare fosse l’unica cosa in grado di distinguere un uomo tra gli uomini. Barry Moore non voleva donne e soldi, fascino e potere, o meglio, voleva averli nella giusta misura, giocare un po’ al coito interrotto con l’onnipotenza sempre convinto di riuscire a fermarsi un attimo prima della catastrofe.
Barry Moore voleva solo essere Barry Moore, poi non conta un cazzo nessuno. Non c’è predica e non c’è morale, non c’è torto e non c’è ragione. Voleva solo essere, senza appellativi, senza piagnistei, senza la paura di mandare tutto a puttane. Io vivo perché respiro, respiro perché credo, credo perché rifletto e continuerò a credere, a riflettere; continuerò a respirare a pieni polmoni boccate di ossigeno di questo zozzo mondo finché ne avrò voglia, finché ne avrò il coraggio. Poi fuggirò via e non mi troverete mai. E non parlerò più con nessuno. E non penserò più per nessuno.
Musica, titoli di coda e vaffanculo a tutti.












