Culto del corpo, dominio del tempo e ipermodernità

 

Diceva Popper, “tutta la vita è risolvere problemi”. Tutta la vita è prendere decisioni, prenderle alla svelta, molto spesso senza riflettere, costretti in una gabbia di abitudini sconclusionate dove il malinteso semantico è dietro l’angolo, dove l’unica cosa da fare è scegliere se schierarsi e da che parte. Il rischio di sbagliare è altissimo, tutto è distratto, fallibile, incerto. E’ la transitorietà che avanza, fate largo!

Dunque la questione della scelta nella società moderna, un fenomeno che può essere analizzato da due diversi punti di vista, il primo rivendica il primato dell’individuo sulla dinamica sociale, viceversa secondo l’altro sarebbe la collettività ad influenzare, spesso in maniera deterministica, i comportamenti soggettivi. Sul meccanismo decisionale, intervengono i cosiddetti processi di influenza sociale, ossia il conformismo, la forza del pensiero di gruppo, fino ad arrivare a quello che gli psicologi sociali hanno definito inerzia sociale o diffusione del senso di responsabilità o più semplicemente deresponsabilizzazione, una tendenza derivante dalla presenza dell’individuo all’interno di un contesto di gruppo.

Il risultato dell’influenza di queste dinamiche sociali sul processo decisionale causa una conseguenza fondamentale: quando l’individuo è chiamato ad operare una scelta viene sottoposto ad una forte pressione sociale che potrebbe alterarne il senso di percezione. Questa è perfettamente in grado di influenzare le decisioni, la sua forza è talmente grande che spesso si decide soltanto in base alla percezione, senza neanche far riferimento alla realtà. In proposito non si può non sottolineare il ruolo fondamentale dei mass-media, spesso principali responsabili dello scollamento tra realtà e percezione.

La realtà sociale può limitare la capacità decisionale del singolo, la sua autonomia di giudizio; una situazione figlia soprattutto della nuova società globale, dentro la quale convivono, paradossalmente, personalismo e massificazione. Nasce dunque una nuova figura sociale, stigmatizzata nella figura di un individuo sempre più incerto, poco padrone delle sue scelte e tendenzialmente succube del pensiero maggioritario. L’individuo incerto ha smarrito i punti di riferimento, non ha orientamento, vive a stretto contatto con i suoi simili ma ne ignora la condizione, ne disconosce speranze e abitudini, abita città invisibili, schermate, affollate ma deserte nei significati.

Viviamo in una realtà multiforme, virtuale, immersi in quella che Zygmunt Bauman ha definito come “modernità liquida”, un mondo globale in cui tutto si dissolve, lasciando l’individuo in una condizione di smarrimento e solitudine.

La nostra è una società ipermoderna, dove il prefisso iper vuol dire eccesso, tutto viene vissuto in maniera eccedente, tutto causa stress e porta al bisogno di riadattare continuamente la propria identità ai dettami della società globale, il che non fa che aumentare il nostro senso di  incertezza.

L’ipermodernità ha tre dirette ripercussioni sulla condizione individuale; la prima riguarda il rapporto con il corpo, che ha finito per assumere – in particolar modo negli ultimi anni – le dimensioni di un vero e proprio culto; il corpo come ultimo baluardo della libertà individuale, visto come ultima chance di autonomia decisionale, come possibilità di rivendicare le proprie scelte, come simbolo su cui sfogare il proprio potere. In realtà, nel momento in cui la cura del corpo diventa culto, ostentazione e dipendenza, anche quest’ultima possibilità di scelta finisce per cadere nella trappola del conformismo.

La seconda dimensione dell’ipermodernità riguarda l’estremizzazione del concetto di tempo, la necessità dell’urgenza, il bisogno di riempire il più possibile le proprie giornate, forse per colmare il vuoto esistenziale o magari per illudersi, ancora una volta, di governare la propria esistenza attraverso il dominio del tempo.

La terza ripercussione sull’individuo è quella che riguarda i rapporti relazionali. Nella società degli eccessi la complessità delle relazioni interpersonali viene ridotta al minimo, tutto è disimpegnato, rapido, estremo e opportunistico. Talmente opportunistico da continuare a combattere una guerra illusoria, una fantomatica sfida tra angeli e demoni. Talmente rapido da non accorgersi di essere parte della stessa condizione di subalternità, talmente estremo da usare tutti i mezzi necessari per affermare se stessi e distruggere gli altri. La società degli eccessi continua a viaggiare senza sosta, dentro un vortice di follia che la condurrà allo schianto.

La possibilità di trovare una soluzione concreta passa anche attraverso il tentativo di riallacciare i legami spezzati della comunità, di rifondare valori aggreganti e riproporre delle forme di cittadinanza attiva.

Attraverso tutto questo passa la possibilità di risollevare le sorti dell’uomo odierno,  evitando la solitudine transazionale e la deriva spirituale, rifiutando un edonismo totemico che pretende di apparire come messianica promessa di libertà e invece altro non è che l’ennesima espressione di uno schiavismo postmoderno in costante ascesa.

4 Risposte a “Culto del corpo, dominio del tempo e ipermodernità”

  1. L'IGNORANTE Dice:

    Ecco….io non vorrei essere il guastafeste della situazione, ma se nel post nessuno ha lasciato un commento ci sarà un motivo.Dovresti scrivere qualcosa di più adatto a noi poveri ignoranti.
    Ecco…l’oppio a tal proposito non aiuta.
    Vabbè, a parte gli scherzi, comunque quello che più pesa per me è sicuramente la seconda dimensione dell’ipermodernità.
    Ho paura del vuoto esistenziale. Lo combatto tutti i giorni, e lavoro su me stesso per essere una persona migliore.
    Come diceva il grande Vasco: “Voglio trovare un senso a tante cose, anche se tante cose , un senso non ce l’han….”. Vasco è un grande, è onniscente.
    Continuando sulla sua scia vorrei anche dire: “qui è logico cambiare mille volte idea, ed è facile sentirsi da buttare via, qui non hai la scusa che ti può tenere su, qui la notte è buia e ci sei soltanto tu……qui non arrivano gli angeli”.
    Non credo centri molto tutto questo con il tuo post, ma sono in una fase maniaco-depressiva e volevo cantare qualche strofa del mitico. Adios.

  2. LO STUDIOSO invece Dice:

    In effetti non centra poi molto, ma sono daccordo con te in qualcosa, il tempo forse è la risorsa che meno ci aiuta. Tante volte succede di restarsene giorni interi chiusi in casa, personalmente a smanettare col computer o chi solo a smanettare, chi a leggere, chi solo a perder tempo, a cercare di capire, capire in che direzione va questo mondo fottuto e soprattutto cosa cazzo vuole da te. Poi magari a 30-40 anni ti guardi indietro e pensi:”Quanto cazzo di tempo ho perso?”. C’è chi lo fa, ma personalmente non rimpiangerò il tempo dedicato al mio equilibrio mentale. Altrimenti c’è la possibilità di trovarsi 10 anni più vecchi e con domande ancora senza risposta.
    vORREI FARE I COMPLIMENTI PER POLITIKRISIKO.
    Ah un’altra cosa ve l’avevo detto che oltre ad attraversare una fase maniaco-depressiva soffro anche di disturbi della personalità?

  3. Luigi Dice:

    Ciao, complimenti per il Blog. Noi di ByteLiberi.com stiamo cercando blog ben fatti come il tuo per fare scambio di link nella blogroll… se inseriamo il tuo indirizzo nel nostro blog faresti gentilmente lo stesso con il nostro?
    Grazie.

  4. Andrea Sferrella Dice:

    come NO compà! detto FATTO.

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