Travaglio Vs Schifani. Aria di secondo editto bulgaro
Schifani diffamato da Travaglio, il Pdl attacca, la Finocchiaro anche. Claudio Cappon, direttore generale della Rai dichiara: “comportamento ingiustificabile, episodio grave, interverrò”. Travaglio ribatte: “sono stato fin troppo buono, tutti mi accusano ma nessuno ha il coraggio di dire che mento”.
Mi domando in che paese viviamo. In che paese sarebbe possibile tutto ciò. Travaglio ha citato fatti, nessuna opinione, solo fatti. Renato Schifani è stato, insieme all’altro esponente del Pdl Enrico La Loggia, socio in affari di Benny D’Agostino, successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, è stato socio di Nino Mandalà riconosciuto come il capocosca di Villabate e condannato per associazione mafiosa.
Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonino Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica allo stesso Schifani, che avrebbe coordinato con il Guzzardo tutte le richieste che lo stesso Mandalà avesse voluto inserire in materia di urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d'anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate. ¹
Renato Schifani è anche l’autore del famoso “lodo Maccanico-Schifani”, legge approvata nel 2003, che consentiva la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello stato, utilizzata da Silvio Berlusconi durante il processo Sme. Nel 2004 la Corte Costituzionale ha dichiarato il provvedimento non conforme ai principi, sanciti dalla costituzione, dell’uguaglianza e dell’obbligatorietà del procedimento penale, la legge è stata quindi abrogata. Insomma Renato Schifani non è proprio un personaggio da presepio e se dal punto di vista giudiziario è inattaccabile in quanto esente da provvedimenti, non lo è dal punto di vista morale, soprattutto se è chiamato a rappresentare lo Stato.
Le polemiche di queste ore sono un classico esempio della scomparsa dei fatti, del rovesciamento dei ruoli. Un teatrino davvero poco edificante. Travaglio diviene carnefice, per aver citato fatti, mentre Schifani è la vittima. Gasparri s’indigna annunciando conseguenze politiche, lui che è il principale responsabile della multa di 300.000 euro al giorno, che l’Italia dovrà versare all’Ue, per la presenza abusiva di Rete 4 e la mancata assegnazione delle stesse frequenze a Europa 7. Non manca, non poteva mancare, l’ormai solito allineamento dell’opposizione, che tramite la Finocchiaro accusa la Rai e Travaglio definendo inaccettabile l’accaduto. Se la totale soggezione al potere di Claudio Cappon non stupisce più nessuno, la drammaturgia di Fazio lascia esterrefatti, quella che doveva essere una semplice citazione di un comunicato dell’azienda è diventata una viscida sviolinata di scuse e pentimenti.
Insomma, si respira aria di secondo editto bulgaro e dire che Berlusconi non ha nemmeno battuto ciglio, impegnato com’è a placare le rivendicazioni di An, ma la sua parte l’ha recitata alla perfezione la cara Anna Finocchiario, emblema di un partito democratico allo sbando, che in cambio della legittimazione politica è pronto a partecipare, senza remore, all’azione di governo.
1. Se li conosci li eviti, Peter Gomez e Marco Travaglio, Chiarelettere, 2008











