Dichiarazioni dei redditi on-line. Bufera su Visco

 

Probabilmente sì, ha ragione il Guardian, si è realizzato il sogno di ogni italiano: vedere quanto guadagna il proprio vicino di casa.

Il fatto è storia recente. Martedì 30 aprile 2008 sul sito dell’Agenzia delle Entrate vengono immesse e rese visibili le dichiarazioni dei redditi, risalenti al 2005, di tutti i contribuenti italiani. Passano pochi minuti e il passaparola fa il resto, il portale agenziaentrate.gov.it smette di funzionare per il sovraccarico causato dagli utenti. In mattinata, però, arriva lo stop del Garante per la privacy che chiede delucidazioni all’Agenzia delle Entrate; le informazioni presenti sul sito vengono oscurate, ma i dati  si sono ormai diffusi attraverso la rete.

Venerdì primo maggio, ogni italiano ha già dato libero sfogo al suo sogno primordiale, chi non l’ha fatto viene indotto in ogni modo a prendere parte al massacro mediatico della riservatezza. L’invadenza raggiunge la sua massima esaltazione esistenziale dalla notte dei tempi. La curiosità dilaga, alle 20 il garante dichiara «i dati sono ingovernabili». Il sacrilegio è compiuto, l’antropologico vizio italico del riserbo a tutti i costi è stato sconfitto . E’ l’apoteosi del pettegolezzo e in Italia il pettegolezzo è religione. Nel pomeriggio e in serata si susseguono frenetiche le discussioni riguardanti la legittimità dell’iniziativa. In realtà il garante non è, in linea di massima, contrario alla trasparenza dei dati, invero «Una forma di conoscibilità e trasparenza è garantita da anni e anni, attraverso i Comuni e l’Agenzia delle Entrate. Ma è completamente diverso pubblicare i dati in Internet, mettendoli così in condizione di essere consultati in ogni parte del mondo, di finire nei motori di ricerca, di rimanere in Rete per un periodo che nessuno è in grado di controllare, laddove la legge prevede al massimo un anno», ha spiegato nella serata di martedì Francesco Pizzetti, presidente dell’Authority. Del resto i dati sono riservati un po’ ovunque, è così in Inghilterra, Usa, Germania.

Effettivamente  si tratta di un argomento delicato, soprattutto in un paese dove la questione “soldi” è ancora un tabù esponenzialmente rilevante. C’è chi ha persino sollevato l’idea di una possibile guerra civile, una sorta di faida familiare, una guerra fratricida da combattere senza remore contro parenti, colleghi e vicini di casa. Sono probabilmente esagerazioni, ma è certamente vero  che le dinamiche della vicenda non sono chiare e la necessità di fare luce appare come una volontà condivisa. Presto detto, è notizia di oggi che la Procura di Roma ha deciso di aprire un’inchiesta sulla pubblicazione, on-line, delle denunce dei redditi dei cittadini italiani. L’ ipotesi di reato è grave,  violazione della legge sulla privacy per l’uso improprio dei dati personali. A rischiare non è soltanto l’Agenzia delle Entrate, ma chiunque diffonda i dati via web anche attraverso il sistema peer to peer.

Insomma la situazione è confusa, bisogna fare chiarezza. Il garante si riunirà martedì 6 maggio per decidere la strategia da seguire, il resto lo deciderà la magistratura.

3 Risposte a “Dichiarazioni dei redditi on-line. Bufera su Visco”

  1. Anonimo Dice:

    pazza pazza italia

  2. andreasferrella Dice:

    Fottuta e maledetta

  3. Watty Dice:

    CHI è SENZA PECCATO CENSULI LA PRIMA PAGINA!

    un saluto

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