E Gramsci disse…

 

   

Passano le campagne elettorali, passano i proclami, passano le contraddizioni più o meno evidenti, quel che resta è la certezza di una sconfitta severa, una sconfitta di tutti, una sconfitta dello stato di diritto e dei suoi cittadini che non sono riusciti ad opporsi all’affermazione di una cultura politica votata all’impunità, al sopruso, all’appiattimento culturale.

Vincono le ronde notturne, i maiali, i disinfettanti e la xenofobia della lega, vincono Fini e Berlusconi e il loro popolino di mediocri. Ha vinto sopra ogni cosa la volontà di chi ha dovuto scendere in politica per evitare di finire in galera, di chi ha temuto di finirci fino a qualche anno fa quando una serie infinita di decreti legge ha spazzato via ogni possibilità della magistratura di far valere i suoi poteri, cancellando i reati,  avvilendo gli umori della nazione intera.

Ha vinto l’Udc di Casini attestatosi come la quarta forza politica del paese ed è assurdo pensare che in una repubblica parlamentare che per sua definizione dovrebbe riprodurre in scala ridotta la sua popolazione di riferimento, toccherà proprio a una forza conservatrice fare l’opposizione aiutata dal non meno centrista partito democratico. Ha vinto l’Udc, dicevo, e ha vinto Totò Cuffaro condannato pochi mesi fa a cinque anni di reclusione per favoreggiamento a uomini di cosa nostra nonché all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, che, in piena inosservanza delle leggi e delle sentenze ma nel pieno ossequio alle contraddizioni che regolano questo paese è stato eletto e siederà al Senato della Repubblica, aspettando di poter firmare qualche bella legge antimafia.

Ha vinto l’Udc, per la terza volta, riuscendo a riconquistare la presidenza della regione Sicilia dopo il caso Cuffaro, al candidato Pdl-Udc-Mpa sono andate infatti  il 65% delle preferenze. Roba da DDR, roba da Baghdad sotto Hussein, roba da mafia.

Ne esce ridimensionato rispetto alla voglia di una tanto attesa, quanto miracolosa rimonta, il Pd di Veltroni, colpevole di essersi presentato troppo in fretta, troppo uguale, troppo al centro. Veltroni ha avuto la colpa di scatenare un terremoto politico che ha portato a conseguenze disastrose per la rappresentatività del parlamento. Veltroni è responsabile della mancata presenza in parlamento delle forze laiche,socialiste e dei partiti operai, Veltroni è responsabile in definitiva della mancata rappresentanza in parlamento delle classi subalterne.

Se il Pd e il suo leader escono decisamente ridimensionati pronti ad accettare la fine dello stato sociale, costituzionale e antifascista che conosciamo, la sinistra deve fare i conti con la più dura sconfitta della sua storia, una dèbacle totale assolutamente inattesa, quasi incredibile, come se quel simbolo fosse stato ignorato e forse una delle chiavi di lettura di questa sconfitta sta proprio nella questione del simbolo, un simbolo che significa identità, partecipazione, un simbolo che nel bene e nel male ha segnato la storia di un partito che in passato, quando ancora si chiamava PCI, prendeva il 30% dei voti, un partito che stava vicino alla gente, al popolo, al suo popolo. La sinistra deve ripartire dalla sua identità storica, senza chiudersi in se stessa, senza aver paura di aprirsi alle sfide del nuovo tempo ma rivendicando i suoi valori fondamentali, rivendicando il suo diritto ad esistere come naturale rappresentante dei lavoratori, dei precari, dei deboli e dei diversi.

 

Il popolo italiano ne esce ridimensionato di fronte all’opinione pubblica di tutta Europa, ridimensionate le sue capacità critiche, la sua tenuta intellettuale, la sua valenza culturale, la sua credibilità.

Il popolo italiano è responsabile davanti alle generazioni che verranno di aver costruito un sistema paese fondato sulla menzogna, sul sotterfugio, sul pregiudizio, sull’ignoranza e sulla corruzione, è responsabile di non conoscere la sua storia di non amare la sua cultura.

Il popolo italiano è responsabile di aver affidato il mandato di governo, per la terza volta in meno di vent’anni, ad un personaggio che non sarebbe eleggibile in nessuna democrazia del mondo ma è soprattutto responsabile di avergli affidato un mandato sulla base delle sue potenzialità mediatiche e sull’alone mistico del suo conto corrente, senza conoscere la storia personale di quel personaggio, le sue vicende giudiziarie, le sue frequentazioni palermitane, le reali motivazioni che lo hanno spinto verso la politica.

Il popolo italiano ha dimostrato di essere egoista preferendo l’abolizione dell’Ici sulla prima casa alla sistemazione dei propri figli, anteponendo la propria posizione previdenziale alla salute dei propri nipoti, la voglia di vacanze sul Nilo alla propria libertà . Il popolo italiano ha voluto la sua pena, ha giocato male le sue carte, ha premiato le condanne, la corruzione, il  malaffare e il malgoverno, è stato fedele alla sua tradizione di incompetenza.

Il popolo italiano vive per servire, difendere e venerare il padrone.

Il popolo italiano è l’unico responsabile del suo passato e sarà l’unico responsabile della sua fine, il popolo italiano è colpevole e indifferente e “l’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”.

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