Miraggio PSOE

 

 

Sul Corriere di oggi leggo di un certo Partido Socialista Obrero Español  e del suo quarantasettenne  leader Josè Luis Zapatero a cui il popolo spagnolo ha affidato il secondo mandato di governo consecutivo. Leggo e arrivano ventate di libertà, raggi di sole ad illuminare le spiagge e il progresso, leggo di un governo composto da nove donne e otto uomini, leggo di un ministro della difesa donna Carme Chacon arrivata al vertice del prestigioso dicastero dopo essersi distinta per il buon lavoro fatto come ministro della Casa nel primo governo Zapatero, lavoro che  può essere facilmente riassunto in un solo, emblematico, risolutivo provvedimento chiamato «Legge di aiuto agli affitti » e allora continuo a leggere e  leggo di assegni mensili di 210 euro per i giovani fra i 22 e i 30 anni con reddito inferiore a 22 mila euro ( che sarebbero circa 1700 euro al mese considerando anche la tredicesima).

Leggo di questo PSOE che ha saputo unire la sua tradizione di partito operaio ad una visione laica e riformista dello stato, che ha saputo operare con rigore e attenzione partecipando attivamente all’opera di modernizzazione della macchina burocratica del paese, un partito che ha saputo coniugare le visioni di ognuno dei suoi elettori in un’unica cellula di idee che continua a rigenerarsi e a far sì che la Spagna diventi ogni giorno di più una specie di terra promessa per quelli della mia generazione. La Spagna di oggi è un paese estremamente evoluto, un paese in cui la maggioritaria volontà modernizzatrice ha avuto la meglio sulle vecchie logiche di potere, la Spagna è un paese che negli ultimi anni ha fatto di tutto per liberarsi di un passato scomodo, un passato segnato dalla dittatura fascista di Francisco Franco e dall’ingombrante presenza della chiesa cattolica, un passato molto simile a quello della nostra repubblica che però ha ormai lasciato il posto ad un divenire storico decisamente ottimista. La dittatura del Franco Bahamonde si è protratta fino al 1975, anno della morte del generale, da quel momento in poi si è aperta una fase di transizione politica, che non senza difficoltà, ha portato alla nascita di uno stato democratico. Non si riesce quindi a capire come le numerose assonanze storiche e geopolitiche, tra Italia e Spagna siano poi sfociate in una così drastica differenza di vedute, e in due situazioni socio-economiche talmente diverse tra loro da rendere ormai assolutamente anacronistico quanto inutile il paragone tra le stesse.

Non è più tempo di paragoni, non è più tempo di proclami elettorali, è tempo di seguire un esempio di civiltà, di laicità, un esempio di progresso economico attento alle esigenze dello stato sociale, è tempo, cara Italia, di porre fine a una sistema di potere che ha soltanto smussato i toni, allentato le censure, ma che non si è mai sottratto al suo incontenibile desiderio di potere, alla sua genetica disposizione verso il controllo.

In Italia il fascismo non è mai terminato, il fascismo delle raccomandazioni, dei reclami che finiscono nel vuoto, il fascismo di un’informazione vessata, controllata, il fascismo dell’invadenza delle gerarchie ecclesiastiche negli affari del potere temporale, il fascismo di chi non ha mai rinunciato alle vecchie logiche di governo dell’apparato statale, il fascismo di chi compra i voti, di chi definisce un mafioso come un eroe, di chi ha ucciso il progresso nella culla, di chi continua a farlo magari senza rendersene conto.

Leggo un articolo di Enric Gonzales, giornalista di El Pais, che definisce il nostro paese una “gerontocrazia politica”, il che rappresenta una sorta di nuovo dominio costituzionale se vogliamo, in realtà come lo stesso Gonzales precisa la senilità della classe politica non è un’anomalia del sistema paese, ma una sua triste verità:

“la gerontocracia política no es una anomalía. La población italiana es la más vieja de la UE, con una media de 42 años, y la sociedad parece haber evolucionado hacia un sistema gerontocrático que bloquea el ascenso de los jóvenes”.

Leggo El Pais e mi torna in mente li sorriso di una Catalunya da baciare e la voglia di vivere in un paese autenticamente contemporaneo, poi i miei occhi tornano a posarsi sul secondo articolo del Corriere, si parla di Matrix, Mentana, Veltroni e Berlusconi.

Ritorno alla realtà; domani si vota. Siamo italiani e oggi esserlo e soprattutto voler continuare ad esserlo suona come una triste, lenta e inesorabile condanna alla solitudine intellettuale.

 

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